WUNDERTAVOLO | SUL TAVOLO DI RITA (studio d'artista 2026)

ROMA 14|3|26 | HYUNNART STUDIO


Su indicazione di Paolo Di Capua, gallerista e curatore della mostra di Rita Angelotti Biuso, ho fotografato un tavolo del suo studio di Roma, un piano di raccolta di oggetti, fotografie, disegni, lettere, scorcio di uno studio d'artista, luogo tra i più affascinanti da fotografare. Insieme a tele, disegni e oggetti ci sarà la fotografia in scala 1:1, dimensioni reali.

Dal 14 marzo allo Hyunnart Studio di Roma.


On the recommendation of Paolo Di Capua, gallery owner and curator of Rita Angelotti Biuso's exhibition, I photographed a table in her Rome studio, a collection of objects, photographs, drawings, letters, a glimpse of an artist's studio, one of the most fascinating places to photograph. Alongside canvases, drawings, and objects, there will be a 1:1 scale photograph, life-size.

 

MARCH 14th 2026 6pm

HYUNNART STUDIO ARTE CONTEMPORANEA        

VIALE MANZONI 85, ROMA


 

RITA ANGELOTTI BIUSO

...Chiari neL bOscO...


"Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite…

Non bisogna cercare, questa è la lezione dei chiari del bosco. Nulla di determinato. Di prefigurato…

Brillano i colori sostenendosi fino all’ultimo istante, come luoghi privilegiati della luce che in essi si raccoglie"

Maria Zambrano, Claros del bosque, 1977, (trad. italiana Chiari del bosco, SE, 2016)


Quando nel 2016 fu tradotto per la prima volta Claros del Bosque di Maria Zambrano (1904-1991) il curatore Carlo Ferrucci decide di tradurre la parola claros del titolo

con il termine chiari e non con radure, utilizzato normalmente nella lingua spagnola quando la parola è associata al bosco. La scelta risponde al desiderio di sottolineare non uno spazio precisamente delineato, radure, quanto evidenziare un particolare tipo di luminosità, colta nel suo divenire che emerge dalle ombre riflesse, mobile e

discontinua. E proprio questa indefinitezza della luce come materia impalpabile, questa brillantezza dei colori che brillano sostenendosi l’uno con l’altro ci suggeriscono preziose corrispondenze di intenti tra il linguaggio visivo di Rita Angelotti Biuso e quello poetico della Zambrano.

Se poi pensiamo che il libro della pensatrice andalusa è una sorta di “guida “spirituale che, secondo la tradizione spagnola, rievoca un genere di testo proveniente dall’Oriente dove lo sformarsi delle figure sono alimentate dalla fantasia, troviamo assonanze e conferme inaspettate con la poetica propria dell’artista.

Da sempre, infatti, la ricerca di Rita Angelotti Biuso si fonda sulla necessità di arrivare in modo anarchico alla pittura, attraverso ripetute stesure di colore, continuamente ripensate, annullate, quasi un senso di stupore formale, raggiunto malgrado sé, che ancora oggi l’artista mantiene straordinariamente intatto. E questo suo stare sul limite, su un nulla di prefigurato o di determinato, per usare

ancora una volta le parole della Zambrano, le ha consentito di sperimentare di volta in volta linguaggi diversi, la scrittura, (nel 2018 pubblica un piccolo libro Scritti

Incompiuti ), la poesia, l’assemblage, l’incisione, dove non si coglie mai una progettualità rigorosa, ma un senso dell’operare continuo..

“posso essere

anarchica a trasformare la mia idea in corso d’opera e dopo mille ripensamenti tornare alla primigenia.”

Ecco possiamo definire Rita Angelotti Biuso una pittrice nel senso antico, dove la vita e l’arte si sono fuse in una progressiva sedimentazione di emozioni e sovrapposte in una costante sperimentazione quotidiana del fare, che si rivelano anche nella sua abitazione/studio, una sorta di nave ormeggiata in un mare di verde, fonte inesauribile di ispirazione dei suoi lavori, quasi una grande installazione

biografica, con continui slittamenti tra immagini, disegni di bambini e testimonianze di una pienezza esistenziale , dove suggestioni letterarie, artistiche e fotografiche, si sovrappongono e dialogano. In questa ampia mise-en-scène appaiono numerosi oggetti realizzati con scarti del

quotidiano, bottiglie di plastica, pezzi di legno, frammenti di carte colorate, ecc. che trovano poi un posto privilegiato sopra un grande tavolo allestito nello studio

dell’artista destinato all’esposizione: l’objet trouvé denuncia, diversamente dalla pittura, un’immediatezza di esecuzione, una progettualità che forse potrebbe essere messa in discussione in seguito, ma è in quel momento perfettamente realizzata. La precarietà del materiale rende l’opera inaspettatamente iconica.

La sua passione l’ha portata nel 1954 a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma al corso di Scenografia, dove le lezioni di Bianco e Nero di Toti Scialoja e la scoperta

di Cy Twombly hanno costituito per lei e per molti dei giovani artisti di quella generazione, un’esperienza dirompente rispetto all’accademismo di certa pittura

romana degli anni ’50.

La scoperta della linea interrotta, frammentaria, spezzata e il segno bianco e nero sono stati il punto di partenza della sua ricerca che si è poi dipanata sempre più verso una progressiva astrazione lirica, che ha mantenuto comunque traccia sia di quei segni graffiati degli anni di formazione, sia del tema del paesaggio, divenuto protagonista assoluto della sua ricerca.

La natura è percepita, non come realtà statica e stabile, ma come fenomeno in continuo movimento. Rita Angelotti Biuso si compenetra con il paesaggio, attraverso pennellate rapide di colore, nervosamente

sovrapposte in una spuma materica luminosa che si espande dalle ombre. Il colore giocato su variazione timbriche dense si fa segno ritmico, si apre su squarci di luce verticali decentrati, o scontorna un centro di spazio- luce e rimanda a certe esperienze tedesche del primo Novecento.

La traccia di ciò che non è ancora configurato allude comunque a un percorso ideativo non lineare, fatto di assenze e ripensamenti, di smarrimenti di fronte a possibili sbagli, di ambiguità di senso, in cui anche i titoli acquistano un significato preciso: Titolo perso, A quale Titolo, Quando

sarà finito, denunciano un possibile esito diverso, una finitezza mai conclusa. Nelle ultime opere, invece, l’artista attribuisce al titolo la possibilità della compiutezza, come nel grande trittico esposto in mostra dove titolo 'L’inenarrabile Estraneità del

Tutto' definisce, pur nella negazione, le contraddizioni del limite del processo creativo.

E per concludere le parole dell’artista appaiono illuminanti: “…luce ed ombra, tentativi di far apparire universale la propria ossessione dipingendo… di mantenere la tensione senza enfasi”…“posso finalmente accettare il mio modo di lavorare, di dipingere, con i limiti illimitati e l’illimitato che limita ogni procedere creativo.”


Tiziana Musi

26 febbraio 2026

Rita Angelotti Biuso

...clearings in the woods...


"A clearing in the woods is a place that cannot always be entered; it can only be observed from the edge...

One must not seek, this is the lesson of the forest glades. Nothing is determined. Nothing is foreseen...

The colors shine, sustaining each other until the last moment, like privileged places of light that gather within them."

Maria Zambrano, Claros del bosque, 1977, (Italian translation Chiari del bosco, SE, 2016)


When Claros del Bosque by Maria Zambrano

(1904-1991) was translated for the first time in 2016, the editor Carlo Ferrucci decided to translate the word claros in the title with the term clearings and not with glades, normally used in Spanish when the word is associated with the forest. The choice responds to the desire to emphasize

not a precisely delineated space, clearings, but rather to highlight a particular type of luminosity, captured in its becoming, emerging from reflected shadows, mobile and

discontinuous. It is precisely this indefiniteness of light as an intangible matter, this brilliance of colors that shine by supporting each other, that suggests precious correspondences of intent between the visual language of Rita Angelotti Biuso and the poetic language of Zambrano.

If we then consider that the Andalusian thinker's book is a sort of spiritual “guide” which, according to Spanish tradition, evokes a genre of text originating in the East where the shaping of figures is fueled by imagination, we find unexpected similarities and confirmations with the artist's own poetics.

In fact, Rita Angelotti Biuso's research has always been based on the need to approach painting in an anarchic way, through repeated layers of color, continuously rethought, canceled out, almost a sense of formal wonder, achieved

despite achieved despite herself, which the artist still maintains extraordinarily intact today. And this tendency to stay on the edge, on a nothingness that is neither prefiguring nor determined, to use Zambrano's words once again, has allowed her to experiment from time to time

with different languages, writing, (in 2018 she published a small book Scritti Incompiuti), poetry, assemblage, engraving, where one never perceives a rigorous plan, but a sense of continuous work... "I can be anarchic in transforming my idea as I work and, after a thousand second thoughts, return to the original."

We can define Rita Angelotti Biuso as a painter in the ancient sense, where life and art have merged in a progressive sedimentation of emotions and overlapped in a constant daily experimentation of doing, which are also revealed in her home/studio, a sort of ship moored in a sea of green, an inexhaustible source of inspiration for her work, almost a large biographical installation, with continuous shifts between images, children's drawings, and testimonies

of an existential fullness, where literary, artistic, and photographic suggestions overlap and dialogue.

In this large mise-en-scène, there are numerous objects made from everyday waste, plastic bottles, pieces of wood, fragments of colored paper, etc., which then find a privileged place on a large table set up in the studio

of theThey then find a privileged place on a large table set up in the artist's studio for exhibition: unlike painting, the objet trouvé reveals an immediacy of execution, a design that could perhaps be questioned later, but which is perfectly realized at that moment. The

precariousness of the material makes the work unexpectedly iconic.

Her passion led her to enroll in the Academy of Fine Arts in Rome in 1954 in the Scenography course, where Toti Scialoja's Black and White lessons and the discovery

of Cy Twombly were, for her and many of the young artists of that generation, a disruptive experience compared to the academicism of certain Roman painting

in Rome in the 1950s.

The discovery of broken, fragmented, interrupted lines and black and white marks

was the starting point for her research, which then increasingly unfolded

towards a progressive lyrical abstraction, which nevertheless retained traces of

both those scratched marks from her formative years and the theme of landscape, which became

the absolute protagonist of her research. Nature is perceived not as a static and stable reality,

but as a phenomenon in constant motion. Rita Angelotti Biuso

interpenetrates with the landscape through rapid brushstrokes of color, nervously

superimposed in a luminous material foam that expands from the shadows. The color played on dense tonal variations becomes a rhythmic sign, opening up to vertical, off-center flashes of light or outlining a center of space-light, reminiscent of certain

German experiences of the early 20th century.The trace of what is not yet configured nevertheless alludes to a non-linear creative process, made up of absences and second thoughts, of confusion in the face of possible mistakes, of ambiguity of meaning, in which

even the titles take on a precise meaning: Lost Title, To Which Title, When Will It Be Finished, denounce a possible different outcome, a finitude that is never concluded. In his latest works, however, the artist attributes the possibility of completeness to the title, as in the large triptych on display in the exhibition, where the title "The Inexpressible Strangeness of Everything" defines, albeit in negation, the contradictions of the limits of the creative process.


And to conclude, the artist's words appear illuminating: "... light and shadow, attempts to make one's obsession appear universal by painting... to maintain tension without emphasis“... ”I can finally accept my way of working, of

painting, with the unlimited limits and the unlimited that limits every creative process."


Tiziana Musi

February 26, 2026

 

MARCH 14th 2026 6pm

HYUNNART STUDIO ARTE CONTEMPORANEA        

VIALE MANZONI 85, ROMA